little Italy

L’ostacolo della lingua, in Germania, è stato enorme, non sono riuscito a impararla bene e non sono stato mai in grado di rapportarmi con Klopp, allora: per parlargli, c’era sempre di mezzo una terza persona a tradurre le mie esigenze, i miei pensieri. L’unica cosa che mi faceva sentire a casa era il ristorante italiano con due cuochi napoletani. Quando parlo delle mie difficoltà all’estero faccio sempre un esempio: in Germania si cena alle sette, a Roma alle nove, a Siviglia alle undici… Non è sempre facile cambiare
vita e abitudini quando cambi squadra

(Ciro Immobile)

scissione

Chiesi a Langley che tipo di radicale fosse. «Chi lo sa» rispose. «Che differenza fa? È una specie di socialista-anarchica-anarco-sindacalista-comunista. Se non sei uno di loro non riesci a distinguerli. Quando non tirano bombe, sono impegnati a dividersi in fazioni.» (Homer & Langley, e.l. Doctorow)

Solo bagaglio a mano

Semplicemente, quelli con lo zainetto  vanno più veloci, leggeri, non si voltano indietro, non hanno accumulato cose che rischiano di rivelarsi inutili. In fila ai controlli, credetemi, è meglio stare alle loro spalle. Nella vita, al loro fianco. Che cosa trasportano nel bagaglio? Questo è un mistero. A volte è meglio non scoprirlo. O pagare per non farlo, come sto per raccontare. (G. Romagnoli)

Pasolini e i capelloni

Nell’articolo che inaugurò la sua collaborazione (domenica, 7 gennaio 1973) criticava come un osceno segno dei tempi alcuni giovanotti da lui incontrati che s’erano lasciati crescere i capelli fino alle spalle, allora detti “capelloni”. «Le maschere ripugnanti
che i giovani si mettono sulla faccia, rendendosi laidi come le vecchie puttane di una ingiusta iconografia, ricreano oggettivamente sulle loro fisionomie ciò che essi solo verbalmente hanno condannato per sempre. Sono saltate fuori le vecchie facce da preti,
da giudici, da ufficiali, da anarchici fasulli, da impiegati buffoni, da Azzeccagarbugli, da Don Ferrante, da mercenari, da imbroglioni, da benpensanti teppisti»