Nell’articolo che inaugurò la sua collaborazione (domenica, 7 gennaio 1973) criticava come un osceno segno dei tempi alcuni giovanotti da lui incontrati che s’erano lasciati crescere i capelli fino alle spalle, allora detti “capelloni”. «Le maschere ripugnanti
che i giovani si mettono sulla faccia, rendendosi laidi come le vecchie puttane di una ingiusta iconografia, ricreano oggettivamente sulle loro fisionomie ciò che essi solo verbalmente hanno condannato per sempre. Sono saltate fuori le vecchie facce da preti,
da giudici, da ufficiali, da anarchici fasulli, da impiegati buffoni, da Azzeccagarbugli, da Don Ferrante, da mercenari, da imbroglioni, da benpensanti teppisti»

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