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per lui sempre affanno, sempre strazio in futuro
sarà: altri gli prenderanno i campi.
Il giorno che lo fa orfano, priva il bambino d’amici:
davanti a tutti abbassa la testa, son lacrimose le guance;
nel suo bisogno il fanciullo cerca gli amici del padre,
tira uno per il mantello, per la tunica un altro:
fra quanti provan pietà, qualcuno gli offre un istante
la tazza, e gli bagna le labbra, non gli bagna il palato.
Ma chi ha padre e madre lo caccia dal banchetto,
picchiandolo con le mani, con ingiurie insultandolo:
“Via di qua! Non banchetta il tuo padre con noi!”
Torna in pianto il bambino alla vedova madre,
Astianatte, che prima sulle ginocchia del babbo
midollo solo mangiava e molto grasso di becco:
e quando prendeva sonno e smetteva i suoi giochi,
dormiva nel letto, cullato dalla nutrice,
in una morbida culla, col cuore pieno di gioia:
e ora soffrirà, e quanto!, perduto il padre caro…».
Diceva così singhiozzando: piangevano intorno le donne.
(Iliade libro 22 – il pianto di Andromaca)
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