io a otto anni, quando mi hanno
messo l’ostia in bocca per la prima comunione, mi sono messo a masticarla
perché mi avevano detto che era peccato anche solo sfiorarla coi denti.

Vorrei chiedergli: com’è che ti sei liberato dalla nostalgia del paese e
com’è che, nel caso mio, si continua a soffrire per un posto che non si vedeva
l’ora di lasciare

Lui dice: «Tu in un posto non ci stai, tu vuoi
andare, andare, e io non posso compromettermi con un tipo che sbandiera a
tutti la sua vita intima».

Il problema della mia fame nel mondo

E da allora, più stato capace di prendere  –  solo di chiedere o di
guadagnarmelo, come i vigliacchi e i servi.

Le persone che, chissà dio perché, mi sforzo di fingere di amare, sono
le sole che ami veramente.

Quando amo qualcuno, inevitabilmente, sono senza lavoro. Se ce l’ho,
lo perdo. Se lavoro, non amo, perché non è possibile conciliare le due cose:
devo smettere quasi sempre di lavorare. Smettere di amare non è possibile.
Altrimenti, non cominciare neppure – a lavorare. Non servirebbe a niente, né
al lavoro né all’amore. Sarà anche perché i lavori che faccio sono così poco
propizi agli amori: ore lavorative superiori alle dodici, e sempre cameriere,
sguattero, facchino.

e che, oltretutto, mi fa conoscere un sacco di gente strana e
spregevole (molto umana) che m’insegna sempre come non essere, come non
diventare. Perché di come essere e di come diventare è pieno il mondo e non
fa per me.

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