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“....cosi più tardi, all’interno di comunità di altro genere sedetti alla mia scrivania: disciplinato ed estraneo, come un anarchico sotto mentite spoglie che in apparenza, a giudicare dalla sua posizione professionale, svolge un’opera di “pubblica utilità” ma in cuor suo è altrove.
E io tento di mantenere un equilibrio in questo fragile dualismo su cui si basa la mia esistenza; questo è la vita, e niente di più

(Marai Sandor, “Confessioni di un borghese”, p.154)

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